Lo sapevate che…

il SEGNO DELLA CROCE

è l’orgoglio dei cristiani, il simbolo radicale e primordiale, uno dei pochi simboli universali, cioè comuni a tutte le confessioni cristiane. Un gesto da compiere tutti i giorni, più volte al giorno, in tutte le circostanze. Anche quando la malattia impedisce la parola o neppure ci si può alzare dal letto, quel gesto fatto con fede quanta pace dona, quanta gioia, quanti miracoli ottiene! 

Quando fai il segno di croce, fallo bene. Non così affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all’altra.

Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l’animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all’altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione.

Non dovremmo mai stancarci di ringraziare il Signore per questo gesto di amore verso di noi. Un dono eterno, che mai si esaurisce e che sempre possiamo sfruttare a nostro beneficio. Con il segno della santa croce noi veniamo inglobati, subito, all’istante, nel grande vortice del paradiso. Siamo già in paradiso, siamo già con Lui! Non c’è istante della vita in cui non possa essere composta questa melodia del cielo. Non c’è problema che non sia immediatamente alleviato da quel gesto. Un gesto universale, perché non esiste preghiera tanto semplice e tanto bella. Una preghiera così universale che ingloba tutti, che si esprime con il solo linguaggio dell’amore, che travalica, supera ogni lingua, così che davanti a quel gesto tutte le nazioni, tutti i continenti si scoprono davvero fratelli. Ogni volta che tracciamo il segno della croce su di noi, ci tocchiamo prima il capo: simbolo della ragione, perché la ragione è essenziale per giungere a Dio, la cui conoscenza non è gioco cieco, avventura spericolata. Poi ci tocchiamo il cuore, perché la fede è l’amore, è l’amore di Dio, è il Suo dono gratuito, senza il quale non possiamo credere, è fondamentale la sua grazia. E infine ci tocchiamo le spalle, perché è il nostro corpo, la nostra responsabilità, la nostra singolarità di persone che alla fine deve accettare Dio. Ognuno lo deve accettare singolarmente, con una adesione personale.
Ma il segno della croce non testimonia solo la fede: il segno della croce testimonia anche la carità. Noi ci tocchiamo il capo, perché dobbiamo conoscere Dio con le parole, tramite la Sua rivelazione, tramite la Sua parola rivelata, ma ci tocchiamo anche il cuore, perché poi dobbiamo saper meditare, come Maria, tutto nell’amore, e infine ci tocchiamo per due volte le spalle: perché tutto deve trasformarsi in carità operosa, altrimenti tutto diventa sterile.
Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l’uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell’atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell’anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia! Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino. Con quel gesto noi abbracciando noi stessi con le nostre stesse braccia abbracciamo Gesù e ci doniamo completamente e totalmente a Lui, accettiamo apertamente la Sua Croce.

Il segno della croce nell’antichità.
Alcuni popoli antichi usavano punire i delitti più gravi con la morte di croce. Ma essa fu introdotta tra i Giudei solo da Alessandro Janneo (+76 aC) e dai Romani. La croce fu adibita dai Persiani, dai quali la conobbe Alessandro Magno. Soprattutto i Cartaginesi punivano spesso con il supplizio della croce. Dai diversi studi sembra che i Romani abbiano appreso tale uso da loro. Questo supplizio a Roma era chiamato servile, ma poteva anche essere inflitto a un cittadino romano.

La Croce nella Bibbia e nella Tradizione.
Nell’Antico Testamento la croce non appare perché solo durante la dominazione romana essa viene usata come pena di morte. È stato osservato però in molti testi antichi che il Segno di croce viene messo in rapporto con la lettera “thau” “T” ebraica che è l’ultima lettera dell’alfabeto e vuole significare (come la “omega” greca) Dio nella sua perfezione. In questo senso abbiamo un riferimento nel libro di Ezechiele che scriveva: «Il Signore gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”» (Ez. 9,4)

In questo passo appare come i fedeli a Dio, coloro cioè che sono desiderosi del suo perdono, vengono segnati con un segno speciale, esterno, che aveva forma simile alla nostra croce, per essere subito riconosciuti da Dio. In realtà, il primo a fare il segno di croce fu lo stesso Cristo: egli «stese le braccia sulla croce» «fra il cielo e la terra in segno di perenne alleanza». Il tema della croce è anche molto caro a Paolo. Ma i primi testi extra-biblici sull’uso del segno di croce li troviamo negli Atti gnostici di San Giovanni, di San Tommaso, di San Pietro, tutti del II secolo. Anche Tertulliano nella Traditio attesta che i cristiani usano segnarsi la fronte contro le tentazioni del demonio.


… LA PRATICA DEL SANTO BACIO

BacioL’espressione «Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio» ricorre nel NT in Rm 16,16; 1 Cor 16,20; 2 Cor 13,12; 1 Ts 5,26; «bacio d’amore» si trova in 1 Pt 5,14.

Il bacio veniva dato come segno di pace, d’amicizia e d’amore fraterno, nonché di unità. Era una forma comune di saluto nel popolo d’Israele (Lc 7,45). È stato utilizzato dallo stesso Gesù Cristo e dagli apostoli; infatti Giuda tradì il Signore con un bacio (Lc 22,47s).

I cristiani l’hanno utilizzato nelle loro riunioni pubbliche, come pure nelle loro riunioni occasionali.

Secondo Giustino Martire (Apologia), i cristiani iniziali lo praticavano comunemente nelle loro riunioni religiose durante la commemorazione della Cena del Signore (o prima o dopo). Ne abbiamo testimonianza anche da Tertulliano e da altri. Crisostomo, in una sua omelia, dice che dopo la Cena del Signore e il bacio, c’era la raccolta delle offerte. (L’usanza della colletta dopo la Cena del Signore è stata ripresa da molte chiese evangeliche.) Agostino ha detto: «Essi hanno dimostrato la loro pace interiore, con il bacio esteriore». Cirillo di Gerusalemme ha affermato: «Questo bacio è un segno che le nostre anime sono unite e che tra di noi non ci sono ferite».

A partire dal 4° secolo l’usanza incominciò ad andare in disuso, a motivo del fatto che le chiese divennero molto numerose. La chiesa ortodossa l’ha mantenuto fino ad oggi, mentre la chiesa cattolica l’ha conservato nel bacio alla patena (sic!), il piccolo piatto su cui il sacerdote posa l’ostia durante la celebrazione della messa.

Il bacio veniva dato sulla fronte o sulla guancia, talvolta su entrambe le guance. Gli uomini si baciavano a volte sulla barba.


AMEN

Amen

è la parola con la quale l’assemblea cristiana esprime le acclamazioni di gioia, di fede, il consenso alle parole udite. 

Amen: una parola intraducibile, ma ricca di significato!
AMEN è la parola chiave della liturgia e della preghiera cristiana; infatti tutte le preghiere del cristiano terminano con questa parola: “Amen”.
Sappiamo che il significato comune che si dà al termine “amen” è: “Così sia”. Ma questa traduzione, oltre che impoverire, travisa il termine facendolo diventare l’espressione del conformismo e della passività.
Invece il termine “amen” nella sua etimologia ebraica esprime immensamente di più, diventando l’espressione dell’entusiasmo e della decisione del credente. Per questo il termine “amen” non è stato tradotto ma è pronunciato così com’è, in qualsiasi lingua il credente prega.
“Rimane intraducibile – dice Sant’Agostino – perché sia rinforzato dal velo del mistero, non per nascondere il senso, ma per non impoverirlo”.
Cerchiamo ora di conoscere la splendida ricchezza che il termine “amen” racchiude.

Dio è amen!
AMEN è il nome di Dio in quanto si è liberamente impegnato e rimane fedele alle sue promesse.
È il profeta Isaia che chiama Dio: Amen!
“Chi vorrà essere benedetto nel paese, vorrà esserlo per il Dio-Amen” (66,15). Credere e invocare Dio “Amen” significa avere fiducia in lui, poiché le promesse che egli ha fatto agli uomini sono qualche cosa di solido di fermo che impegna una fedeltà a tutta prova.

Cristo è amen!
Gesù Cristo è l’Amen di Dio. Infatti per mezzo suo Dio realizza pienamente tutte le sue promesse. È l’autore dell’Apocalisse che chiama Cristo: “Amen”. “Così parla l’Amen il Testimone fedele e verace” (3,14).
Gesù infatti è la Parola stessa di Dio, è l’Amen per eccellenza. Per questo quando parla può benissimo iniziare con un amen ripetuto: “Amen amen, io dico a voi…”. Una formula che troviamo spesso nel vangelo di Giovanni che viene tradotto: “In verità vi dico”, ma che potremmo così tradurre: “Ecco ciò che dice il Testimone veramente fedele”. Essa sottolinea che Gesù è l’inviato di Dio e che dice parole vere. Anche San Paolo presenta Gesù come Testimone fedele e verace di Dio ma egli usa un altro termine simile all’amen che è il vocabolo “si”. Scrive infatti ai cristiani di Corinto: “Il Figlio di Dio Gesù Cristo, non fu si e no, ma in lui c’è soltanto il si. Per questo sempre attraverso Lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria” (2Cor 1,19).
Credere e invocare Gesù Cristo “Amen” significa proclamare che egli è la “Verità incarnata” (Gv 14,6) la “Perfezione incarnata” (Lc 1,35) la “Fedeltà incarnata” (Gv 6,37).

Il cristianesimo: religione dell’amen!
Poiché Dio è Amen, Cristo è Amen, la religione cristiana deve essere la religione dell’Amen. Questo significa che la religione cristiana deve essere una religione della verità e non dell’ipocrisia, della fedeltà e non dell’incostanza, dell’entusiasmo deciso e non del conformismo passivo.
Del resto Gesù nel suo vangelo proclama proprio queste esigenze quando ci invita a penetrare nelle vie di Dio. Entrare nelle vie di Dio significa fondarsi su Gesù che è l’“Amen” cioè la roccia sicura che garantisce il successo della nostra scelta essendo fondata su una roccia solida (- amen) che nessuna bufera potrà rovinare (Mt 7,24).

L’amen nella liturgia cristiana
Nella liturgia cristiana l’amen che l’assemblea pronuncia diventa il culmine della adesione dei fedeli alla preghiera che il sacerdote a nome di tutti indirizza a Dio. Dire o meglio acclamare o cantare l’amen diventa il ruolo proprio del popolo cristiano nella liturgia della chiesa.
Infatti:
-  Acclamando “amen” il popolo cristiano si inserisce nella preghiera della chiesa, nel suo atto di fede, nel suo rendimento di grazie al Dio vero e fedele.
-  Acclamando “amen” il popolo cristiano si affida a Dio, si fonda e appoggia su di lui come fondamento sicuro.
-  Acclamando “amen” il popolo cristiano si lancia nella scia di Cristo il Testimone fedele e verace per vivere della sua vita e contribuire con Lui all’avvento del Regno di Dio.
-  Così mentre ora nella liturgia terrena il Cristiano canta il suo “amen” un giorno nella liturgia celeste canterà la sua gioia ancora con un “amen” senza fine.
-  “Quando contempleremo Dio faccia a faccia, mentre ora lo contempliamo solo come attraverso uno specchio, sarà con commozione ben superiore ed indicibile che potremo dire: Amen” (Sant’Agostino).

L’amen nella preghiera personale
La stessa preghiera personale del cristiano deve essere illuminata dalla fede dell’amen. Dire “amen” con fede significa appoggiarsi a Dio come una casa sulla roccia che resiste a tutte le tempeste, come l’abbraccio della promessa sposa al fidanzato al punto di affidarsi tutto a lui.


…Il TAU

Franciscan_Tau

Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento, per indicare la salvezza e l’amore di Dio per gli uomini.
Se ne parla nel Libro del Profeta Ezechiele, quando Dio manda il suo angelo ad imprimere sulla fronte dei servi di Dio questo seguo di salvezza: “Il Signore disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono”.
Il TAU è perciò segno di redenzione. E’ segno esteriore di quella novità di vita cristiana, interiormente segnata dal sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo.

Il TAU fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno lo troviamo già nelle Catacombe di Roma, perché la sua forma ricordava ad essi la Croce, sulla quale Cristo s’immolò per la salvezza del Mondo.

san FrancescoS. Francesco d’Assisi, proprio per la somiglianza che il Tau ha con la Croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita e nei suoi gesti.
In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza di salvezza, perché San Francesco si sente “un salvato dall’amore e dalla misericordia di Dio”.
Era una amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la croce, per l’umiltà di Cristo e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l’espressione più grande del suo amore. Il TAU era inoltre per il Santo il segno concreto della sua salvezza e la vittoria di Cristo sul male.

Il TAU ha alle sue spalle una solida tradizione biblico cristiana. Fu accolto da San Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare a lui stesso, attraverso le Stimmate della carne, quel TAU vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato ma soprattutto amato. Il TAU, segno concreto di una devozione cristiana, è soprattutto impegno di vita nella sequela di Cristo.
Il Tau perciò deve ricordarci una grande verità cristiana: la nostra vita, salvata e redenta dall’amore di Cristo crocefisso, deve diventare, ogni giorno di più, vita nuova, vita donata per amore.