Trascrizione dell’omelia del Vescovo di San Miniato, S.E. Monsignor Fausto Tardelli, in occasione del primo incontro con la fraternità di Marti

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Trascrizione dell’omelia del Vescovo di San Miniato, S.E. Monsignor Fausto Tardelli, in occasione del primo incontro con la fraternità di Marti della Comunità Magnificat nella festa dei san Simone e Giuda.

Chiesa Santa Maria Novella,Marti 28/10/2013

Tutti siamo chiamati dal Signore, e siamo chiamati più volte nella vita. Voi siete qui perché avete udito un giorno il vostro nome pronunciato dall’ amore del Signore. Così anche io sono qui per questo. Ci sono momenti in cui questa chiamata si fa più forte, più coinvolgente. Per esempio io ricordo qualche anno fa quando udii questa pagina del Vangelo: mi risuonò dentro in modo molto forte! Eravamo nel Giubileo del 2000, ero in Terra Santa sulle rive di Tiberiade proprio dove appunto il Signore chiamo i suoi a Cafarnao e questa pagina evangelica fu letta alla Messa che celebrammo poco prima sulla casa di Pietro; questa Parola mi entrò dentro in un modo molto particolare, sentii proprio con grande commozione pronunciare il mio nome con quello degli apostoli e sentii una chiamata forte … ma lo capii dopo quattro anni cosa voleva dire il Signore, quando dopo quattro anni il Santo Padre mi chiamò per essere Vescovo qui di San Miniato.. ricordai questa pagina. Il Signore in qualche modo aveva parlato con anticipo e mi ricordo proprio che quando fui nominato Vescovo, questa pagina mi torno molto in mente e mi emozionò in quel modo fortissimo, perchè tra quei nomi degli apostoli, quel nome diventava veramente il mio, uno dei dodici..  a far parte del Collegio Apostolico, uno dei dodici. Certo avevo anche come sacerdote quella chiamata, ma quella ad essere Vescovo è proprio una chiamata ad essere parte degli apostoli in senso pieno, il Vescovo è il successore degli apostoli in senso vero e proprio. Mentre leggevo questi nomi sentivo risuonare anche il mio e non era cosi un modo di dire, ma era il mio nome pronunciato da Gesù per entrare nel gruppo dei dodici. Fu una grande emozione e un grande senso di responsabilità perché in quel gruppo c’è anche Giuda il traditore, per cui sentii una grande responsabilità a rispondere in questa chiamata straordinaria che il Signore mi faceva. E anche oggi devo cercare di risponder alla mia chiamata nonostante il mio peccato.

Ma siamo tutti chiamati per nome. Ognuno di noi. La prima di queste chiamate per nome è quella del nostro battesimo, è li che viene pronunciato il nostro nome quando siamo accolti nel cuore di Dio e diventiamo suoi figli e partecipi della comunità dei figli di Dio.

Cosa aggiungere di questa esperienza bella che qui vivete? Mi sembra si possano sottolineare alcuni aspetti della vostra questa esperienza che meritano appunto di essere sottolineati.

Vorrei semplicemente richiamarli, le cose che vedo che sono particolarmente significative ed importanti e direi di carattere carismatico, configurano cioè un  carisma, il vostro carisma.

Sicuramente la prima cosa è la dimensione comunitaria, questo è un elemento molto sottolineato nella vostra esperienza e direi che è qualcosa di davvero di grande, sentirsi chiamati ad essere “una cosa sola”.

Qui mi vengono in mente le parole dell’Apostolo Paolo, agli Efesini, e parla di noi come un edificio, una costruzione fatta di pietre, “edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito”. (Ef 2,20-22)

Credo che la prima cosa che balza agli occhi della vostra esperienza, è l’esservi sentiti chiamati in modo molto forte alla comunione, per essere insieme abitazione di Dio per mezzo dello Spirito Santo. È una cosa veramente bella, questa cosa, questa chiamata alla comunione in un mondo di individualismo di disintegrazione in cui ognuno è un po’ per se. Oggigiorno c’è molta solitudine, nonostante sono aumentati i mezzi di comunicazione e sia più facile la comunicazione … ma è aumenta la solitudine: evidentemente non bastano i mezzi per creare la comunione, se fosse questione di mezzi che facilitino la comunicazione,oggi dovremo essere in un mondo felice; la comunione è portata dallo Spirito Santo ed è una  trasformazione del cuore.

Voi lo avete capito, cercate appunto di edificare una comunione “in Cristo, con Cristo per Cristo” ed è in Cristo, che riceviamo la forza che viene dallo Spirito Santo e trasforma certamente, e  voi vi lasciate trasformare in modo da essere pietre levigate che possano incastrarsi e stare l’una con l’altra ed edificare il Tempio Santo del Signore. Anche nella Chiesa c’è bisogno di comunione, la Chiesa è fatta dagli uomini non è garantita dalle divisioni, dalle  fazioni,  dalle sopraffazioni, no! per niente!, la Chiesa rimane sì un tempio  … custodito dal Signore ma chi ne fa parte non è garantito ad essere santo,  anche i membri della Chiesa hanno le loro responsabilità.

Quindi se non lo fa,  anche nella Chiesa ci sono frantumazioni, dissipazioni, litigi contese e questo invecchia il volto della Chiesa, della sposa di Cristo, fa brutto il volto della Chiesa, lo riempi di rughe, sporca, direi come infanga il volto della sposa di Cristo.

Allora è molto importante che ci sia qualcuno che vive la comunione e si sforza di costruire la comunione fraterna, concreta e sensibile non solo come semplice essere simpatici l’uno all’altro, ma come qualcosa che nasce da Cristo che si realizza attraverso la docilità allo Spirito Santo.

Poi ecco c’è un’ altra caratteristica che mi sembra di notare di importante e mi sembra importante cogliere nella vostra esperienza, cioè la formazione. Avete mi pare capito che l’essere discepoli di Cristo, per essere cristiani, compiere la volontà di Dio nella nostra vita richiede un cammino di formazione. Cioè non basta aver sentito in un momento qualcosa, non basta cosi un emozione nel cuore ogni tanto, ci vuole la sequela, cammino che si fa ogni giorno, facendo un percorso giorno per giorno, e non è strana o quasi che fosse contraria alla spontaneità della vita cristiana. No,non è cosi. Anche il Signore Gesù, prima di iniziare la vita pubblica, per trentanni fa un lungo cammino di preparazione come uomo. Ma come Dio non avrebbe avuto bisogno, ma ha scelto di essere come uomo, di essere come noi. E quindi ha fatto un lungo cammino di formazione, per crescere in età, sapienza e grazia, per trentanni attraverso un processo formativo nei quali sono entrati suo  padre, sua madre, gli altri, i fratelli, il villaggio,i vicini. Un cammino di formazione E che del resto Gesù quando ha iniziato a predicare ha riunito a se un gruppo di persone e ha fatto un tirocinio di tre anni. È stata una scuola per gli apostoli e per i discepoli ed è durata tre anni.

Cammino di formazione che ha vissuto momenti piu esaltanti e momenti più difficili momenti nei quali c’è stata grande partecipazione ma anche altri  momenti di grande lacerazione, di contrasto; lo sappiamo come Gesù si è rivolto a Pietro, eppure l’ha voluto a fondamento della Sua Chiesa! Quante alterne vicende si son susseguite tra Pietro e Gesù. Capite che il cammino di formazione è stato necessario anche dopo che Gesù se ne è andato, è salito al cielo, ha mandato lo Spirito Santo, Maestro Interiore, ha invitato gli apostoli a costituire una comunità ordinata, non ha realizzato il Signore Gesù una comunità di “freelance”, ognuno per se. No, Ha realizzato una comunità ordinata, sotto la guida degli apostoli sul fondamento degli apostoli poi i vari ministeri, ministeri ordinati, le comunità, perché continuasse il cammino della formazione, perche è necessario per essere come il Signore ci vuole, stare alla scuola dello Spirito Santo attraverso la concretezza dei Ministri del Signore mandati dagli apostoli e questo nella concretezza del rapporto con i fratelli, con dei fratelli che hanno camminato di più, con esperienza, che possono aiutarci, e questa necessità della formazione, mi sembra che la formazione sia abbastanza presente nella vostra comunità, molto importante, monto importante, è un elemento da apprezzare.

Non è comune oggi, siamo nell’epoca del sentimento, dell’ emozione, ma non basta!Ci vuole il cammino, la scuola, la sequela, un lavoro anche interiore di rinnovamento, di scandaglio delle proprie passione, delle propri dimensioni, perché tutto in noi sia rinnovato: ci vuole un cuore rinnovato.

Si parlava delle spigolosità dello stare insieme(nell’incontro precedente alla Messa ndr) ma è una grande scuola, ma gli spigoli eh, ci dicono … se sentiamo gli spigoli, vuol dire che c’è qualcosa anche in noi che ci permette di sentire gli spigoli, sennò non si sentirebbero e bisogna lavorare, trasformare la nostra vita nella scuola con il Maestro Interiore, ma non basta il Maestro interiore! ci vogliono  gli strumenti che il Signore ci ha dato i responsabili della Comunità, che sono poi anche i ministri ordinati per questo.

Una terza cosa mi pare bella della vostra esperienza e direi che anche questa è altrettanto importante e mi vene da sottolineare nella memoria festosa degli apostoli, è la dimensione missionaria, l’evangelizzazione, l’annuncio.

E’ una cosa di cui ci accorgiamo che è estremamente necessaria, il Papa ce lo ricorda tutti i giorni: non possiamo stare chiusi tra di noi ma dobbiamo andare a raggiungere le periferie non solo geografiche ma anche esistenziali, cioè quelle situazioni dove Dio non c’è, dove Dio non è presente perché stato abbandonato, dove Dio ancora con la sua luce non è giunto, non perché essa non splenda,ma magari perché ci sono dei blocchi. Ed è cosi,bisogna andare, andare …con l’evangelizzazione! La festa degli apostoli Simone e Giuda: sono andati ad evangelizzare, non sappiamo nemmeno come siano morti, si dice forse siano morti in Persia, forse segati in due. San Simone… è interessante: lo “zelota” , interessante questo nome con cui viene chiamato. Lo “zelota” : erano dei rivoluzionari del tempo, e ce l’avevano con i romani, facevano un po’ di terrorismo, ma evidentemente poi si è convertito alla Parola di Cristo ma veniva chiamato cosi, Simone lo “zelota”.

E appunto questi Apostoli sono andati in Egitto, in Persia, in Armenia, qualcuno dice addirittura in britannia ed è bello questo non saper dove sono andati a morire ma hanno obbedito al mandato del Signore.”Andate,portate la Mia parola a tutte le genti,  annunciate il vangelo dell’Amore a tutti i popoli”.

Questo anche noi nella Chiesa di oggi dobbiamo sottolineare: è il tempo della missione, dell’annuncio, della testimonianza; è il momento dei andare a testimoniare in ogni senso,  incontrare ogni uomo e ogni donna, che possano conoscere l’amore del Signore che non ci sia nessuno al mondo che non abbia ricevuto questo annuncio, che non ci sia nessuno al mondo che non conosca quanto Dio gli vuol bene. Anche se c’è n’è uno solo al mondo che non conosce quanto Dio gli vuol bene, noi dobbiamo andare. Abbiamo la pesantezza dei nostri peccati, ma è il Signore che ci ha mandato perché è Lui che ci guida, è lui che ci da la forza “riceverete lo Spirito Santo proprio per questo! perché mi siate testimoni dalla Galilea fino agli estremi confini della terra” e ci ha assicurato che proprio nel momento in cui ha mandato in missione gli apostoli, io sarò con voi tutti  i giorni, fino alla fine del tempi.

Queste sono le caratteristiche alla quale aggiungerei una ultima, che mi sembra molto importante e la accenno solamente: quella della preghiera. Mi sembra nella vostra esperienza sapete quanto è importante la preghiera e la preghiera gioiosa, la preghiera di gratitudine, di riconoscenza fatta insieme, la preghiera di lode anche nel momento in cui si sperimenta il dolore, ecco la preghiera! La preghiera sta ad indicare che noi non siamo autosufficienti, è una illusione pensare di essere autosufficienti! Abbiamo bisogno di Dio e degli altri. Perché siamo fatti cosi, perché siamo uomini  e donne creati come relazione, a Dio e altri e solo nella relazione a Dio a e agli altri possiamo essere veramente noi stessi. La preghiera ci ricorda questa dimensione del nostro essere: questo dipendere da Dio, questo venire  da lui, e questo essere unito a agli altri costitutivamente, perché appunto tutti veniamo da Lui. La preghiera gioiosa, non lamentosa, non la preghiera di coloro che ripetono parole ma senza gioia. La preghiera che sappia essere nel cuore di Dio e di sa di poter cantare nonostante tutto a Dio!

La preghiera gioiosa, la comunità intensa, la disponibilità alla formazione e l’evangelizzazione:  mi pare siano queste le caratteristiche che configurano nella vostra esperienza, un vero carisma di cui la Chiesa ha bisogno e debba essere custodito e messo al servizio per il bene comune.

 

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